Cosa significa essere professionista (e come si diventa)
L’esigenza di classificare e codificare le professioni è antica: già in occasione del primo Censimento della popolazione del Regno d’Italia - nel 1861 - venne chiesto ai cittadini di dichiarare la propria condizione lavorativa. Da lì in avanti la "classificazione" ha avuto diverse configurazioni che hanno richiesto la messa a punto di definizioni, criteri e metodologie per organizzare l’informazione in modo sempre più rigoroso.
A partire dal concetto stesso di professione, vi sono stati diversi modi di intendere la struttura della tassonomia che, nel corso dei decenni, è stata più volte rivista. Dal 1991 è stato adottato il criterio della competenza, tutt’ora in uso, che ha permesso di adattarsi alle novità introdotte nella versione del 1988 della International Standard Classification of Occupations (ISCO88), per cui è divenuto centrale il concetto di "insieme di mansioni da saper svolgere", definitivamente distinto dai concetti di attività economica e posizione nella professione.
La classificazione è stata rinnovata con cadenza generalmente decennale, per soddisfare una doppia esigenza: cogliere le trasformazioni del mercato del lavoro in continua evoluzione e rinnovare metodi e criteri. Così nel 2021 l’Istat ha potuto accogliere i principali cambiamenti intercorsi nel tempo, fortemente legati all’innovazione tecnologica, all’evoluzione dei processi organizzativi. La prossima revisione è attesa in seguito al prossimo aggiornamento ISCO, previsto per il 2028.
Le associazioni tra professionisti non organizzati in ordini o collegi
In forza della Legge 4/2013, le associazioni possono costituire forme aggregative, che agiscono in piena indipendenza e imparzialità: hanno funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche e istituzionali.
Verificano la congruità degli standard professionali e qualitativi condivisi, nonché il rispetto del codice di condotta liberamente definito e adottato dai propri associati.
Le associazioni professionali possono rilasciare ai propri iscritti delle attestazioni su molteplici aspetti (regolare iscrizione del professionista, requisiti e standard qualitativi, possesso della polizza assicurativa, ecc.) previe le necessarie verifiche e sotto la responsabilità del proprio rappresentante legale, al fine di tutelare i consumatori e di garantire la trasparenza del mercato dei servizi professionali.
Tali attestazioni non rappresentano un requisito necessario per l'esercizio dell'attività professionale. Per i settori di competenza, le stesse associazioni possono promuovere la costituzione di organismi di certificazione della conformità a norme tecniche UNI, accreditati dall'organismo unico nazionale di accreditamento (Accredia).


