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Viaggiare consapevoli per proteggere la natura
Viaggiare è da sempre una delle esperienze più arricchenti per scoprire nuovi luoghi, culture e bellezze naturali. Tuttavia, il viaggio può avere un impatto molto più profondo e complesso di quanto spesso si immagini. La bioetica del viaggio si occupa di riflettere sulle responsabilità morali e ambientali dei viaggiatori, mettendo al centro il rispetto per la biodiversità, gli ecosistemi e la salute del Pianeta.
Insidie del turismo sulle biodiversità e gli ecosistemi
Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla ricerca scientifica riguarda le specie aliene invasive. Sono organismi, animali o vegetali, che vengono trasportati da un luogo all'altro, spesso involontariamente, durante i viaggi e che possono insediarsi in nuovi ambienti causando enormi danni alle specie native. Le specie invasive sono tra le prime cause di perdita di biodiversità a livello globale e rappresentano una minaccia concreta anche per la salute umana, l’economia e i servizi ecosistemici fondamentali.
Con il crescente numero di turisti, previsto per raggiungere quasi 2 miliardi entro il 2030, la probabilità di trasportare inconsapevolmente semi, insetti, batteri o piccoli organismi aumenta notevolmente. Ad esempio, studi mostrano che le suole degli scarponi dei viaggiatori possono trasportare centinaia di semi, batteri e funghi che, piantandosi in nuovi territori, possono alterare irreversibilmente gli ecosistemi locali, come avviene per certe piante invasive che stanno già modificando l’Appennino centrale.


Ridurre l'impatto e rigenerare
Verso un turismo bioeticamente responsabile
La bioetica del viaggio non riguarda solo il danno ambientale, ma anche il rispetto per la vita - in tutte le sue forme - e per il bene comune. Quando si viaggia, si diventa "vettori" involontari di potenziali minacce per la natura, e quindi si ha una responsabilità etica nei confronti degli ecosistemi che si attraversano. Il turismo deve dunque trasformarsi da semplice consumo di risorse a un atto consapevole che protegge e valorizza il patrimonio naturale e culturale.
Il viaggio consapevole è quindi un esercizio di rispetto profondo verso altre forme di vita e comunità locali che vivono in equilibrio con il loro ambiente. Questo implica un cambio di sguardo e di comportamento che abbraccia un senso di responsabilità globale.
Alcune azioni pratiche e possibili politiche condivise:
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informarsi e sensibilizzare tutti i viaggiatori sui rischi del trasporto involontario di specie invasive.
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adottare semplici pratiche quotidiane come controllare, pulire e asciugare scarpe, abiti, attrezzature da campeggio o sportive per evitare di trasportare semi o piccoli organismi.
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non raccogliere o trasportare piante, animali o semi dai luoghi visitati, e non rilasciare mai piante o animali acquistati o trovati in natura.
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sostenere e promuovere politiche di biosicurezza rigorose negli aeroporti, porti e punti di ingresso turistici, con controlli e campagne di informazione.
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preferire forme di turismo a basso impatto ambientale, come l’ecoturismo e le attività outdoor che rispettano l’equilibrio naturale.
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promuovere un dialogo tra viaggiatori, operatori turistici, enti di tutela ambientale e comunità locali per realizzare un turismo rigenerativo.
Un partenariato speciale
Il viaggiatore: pericolo o risorsa?
L’impatto per la salute pubblica e lo sviluppo economico della crescente mobilità delle persone per lavoro, turismo e necessità - oltre al commercio internazionale di beni e servizi - è stato sperimentato negativamente in varie occasioni negli ultimi anni: si pensi a Covid-19 per gli umani, alla peste suina africana per gli animali o alla Xylella per i vegetali.
L’idea di One Health - principio emergente della sanità e del diritto internazionale - fornisce uno strumento per comprendere e affrontare il fenomeno nella sua complessità.
Da qui emerge la figura del viaggiatore consapevole che, con il proprio interesse a conoscere e comprendere, oltre le mere apparenze, può costituire una sorta di “bene pubblico”.
Il viaggiatore responsabile, in una prospettiva pubblica di turismo rigenerativo, deve poter cogliere la stretta connessione intercorrente tra salute degli animali e delle coltivazioni, tutela della biodiversità, impatto dei cambiamenti climatici e salute umana.
Il partenariato tra simtur, IBV-A (Istituto di Bioetica per la Veterinaria e l'Agroalimentare), Skal Italia e Club Alpino Italiano, si propone di avviare un confronto per generare approfondimenti, linee guida e buone pratiche su questi temi.



